Dipinto sottovetro raffigurante Lucrezia Romana

“Vos” inquit “uideritis quid illi debeatur: ego me etsi peccato absoluo, supplicio non libero; nec ulla deinde impudica Lucretiae exemplo uiuet.” Cultrum, quem sub ueste abditum habebat, eum in corde defigit, prolapsaque in volnus moribunda cecidit. Conclamat vir paterque.»

Tito Livio – Ab Urbe Condita, Libro 1-58

“Sta a voi stabilire quel che si merita. Quanto a me, anche se mi assolvo dalla colpa, non significa che non avrò una punizione. E da oggi in poi, più nessuna donna, dopo l’esempio di Lucrezia, vivrà nel disonore!” Afferrato il coltello che teneva nascosto sotto la veste, se lo piantò nel cuore e, piegandosi sulla ferita, cadde a terra esanime tra le urla del marito e del padre.

Osservando il piccolo dipinto sottovetro, pare quasi di sentire la donna ritratta pronunciare con un ultimo grido di dolore le parole vergate dalla penna di Tito Livio.
La leggenda di Lucrezia Romana è nota a chi ha avuto modo di avvicinarsi alla storia dell’antica Roma, e il mito della sua figura col tempo è diventato il simbolo di battaglie ancor ‘oggi, estremamente attuali (purtroppo).  
Lucrezia era una donna romana che rispecchiava in tutto e per tutto l’ideale femminile dei suoi tempi: era morigerata, dedita alla casa e leale al suo sposo Tarquinio Collatino.
Furono proprio la pacatezza e l’avvenenza di Lucrezia ad attirare l’attenzione di Sesto Tarquinio, figlio di Tarquinio il Superbo, ultimo re di Roma. Approfittando dell’assenza di Collatino, l’uomo si recò con un pretesto a casa della donna, che ignara delle sue reali intenzioni, lo accolse nella sua dimora. L’uomo non le lasciò scampo, minacciandola con le armi e facendole violenza, lasciando la donna ferita e disperata.
Lucrezia raccontò subito l’accaduto al padre Bruto e al marito, e soccombendo all’onta della vergogna e del disonore, si trafisse il petto con un pugnale celato nelle vesti, togliendosi la vita.  
Il marito Collatino, il padre e il suo grande amico Lucio Giunio Bruto decisero di vendicarla, provocando e guidando una sommossa popolare, che cacciò i Tarquini da Roma e li costrinse a rifugiarsi in Etruria.
Così nacque la res publica romana, i cui primi due consoli furono Lucio Tarquinio Collatino e Lucio Giunio Bruto, artefici della sollevazione contro quello che fu l’ultimo re di Roma.

Lo sguardo atterrito rivolto oltre le spalle, i capelli spettinati, la veste scomposta e il viso violentemente colorito dallo strazio trasmettono tutto il dramma della scena: Lucrezia si è appena inferta la prima pugnalata al petto, è possibile infatti vedere in basso l’estremità dello stiletto. La morte è vicina, la donna ha giusto il tempo di guardare per un’ultima volta il padre e il marito prima di porre tragicamente fine alla sua esistenza.
Incredibile come un dipinto così piccolo riesca ad esprimere un tale pathos, considerate anche le difficoltà tecniche che comporta la pittura sottovetro.

La pittura sottovetro (in inglese reverse painting on glass) è una forma d’arte che consiste nell’applicare i colori su una lastra di vetro per poi osservare l’immagine volgendola e guardandola attraverso il vetro stesso.
Una delle principali sfide nel creare una pittura sottovetro è l’ordine con cui vengono applicati i vari strati di colore per la realizzazione dell’immagine, il risultato finale deve essere pertanto ben meditato e concepito in ogni singola pennellata. Si comincia con lo strato più anteriore che di solito è dedicato ai piccoli dettagli o ai quei particolari da mettere in risalto, in questo caso, ad esempio, le perle luminose che illuminano l’acconciatura e il viso di Lucrezia, così come le piccole campiture più chiare sulla pelle del suo corpo.

Si procede poi, strato dopo strato, a completare l’immagine fino all’ultima applicazione di colore per lo sfondo. Un velo di colore a definire il contorno dei capelli, un altro a definirne il volume, un altro ancora per donare la prima sfumatura alle ciocche scomposte, e via così fino ad arrivare al tocco finale, che dona l’ultima gradazione di colore alla capigliatura.
E’ una forma d’arte estremamente affascinante che esiste da fin dal Medioevo, quando veniva impiegata per la realizzazione di dipinti sacri a grandi campiture, con aree di colore caratterizzate da interruzioni nette e discontinue. L’arte delle icone, nata e diffusasi durante l’Impero Bizantino, ne è forse la più famosa derivazione. 
Successivamente la pittura sotto vetro si diffuse anche nel resto dell’Europa dove, in Italia e in particolare a Venezia, influenzò l’arte rinascimentale.

Fine XVIII – inizi XIX secolo

Il piccolo dipinto sottovetro è protetto da una cornice in legno dorato a foglia del Novecento, con un passepartout in velluto rosso pompeiano a luce ottagonale.
Il retro della cornice presenta un rivestimento verde scuro a imitare il galuchat.
Reca l’etichetta del vecchio corniciaio: Julien Degroef – Encadrements, 99 Rue Keyenveld, Bruxelles.

Misure cornice: circa 16,5 x 13,5 cm
Misure luce del dipinto: circa 10 cm x 7 cm

Prezzo: VENDUTO

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