Un rifugio di colori a Ca’ Pesaro: la retrospettiva su William Merritt Chase

“Autoritratto”, olio su tela, 1915 circa

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L’epilogo del Carnevale quest’anno è coinciso con alcune giornate grigie e uggiose. In quei giorni non era raro vedere delle maschere sfilare per le calli celate da un velo di nebbia, mentre decine e decine di cellulari ne immortalavano i meravigliosi costumi.
Con delle giornate così livide, una residente restia alla confusione del Carnevale come me, dove poteva rifugiarsi per trovare un po’ di tranquillità?
La risposta è semplice: in un qualsiasi museo o galleria della città.
Ho deciso dunque di visitare la retrospettiva a Ca’ Pesaro: “William Merritt Chase: un pittore tra New York e Venezia“.
Non avrei potuto fare scelta migliore.

Le splendide sale di Ca’ Pesaro

Trovo sempre molto interessante osservare come Venezia sia stata vissuta e ritratta nelle varie epoche a seconda dei diversi punti di vista. E se l’artista è uno straniero o semplicemente qualcuno di estraneo alla città (vedi “foresto” secondo il dialetto veneziano), che ha avuto ovvero la fortuna di posare il suo sguardo su palazzi, calli e canali della Serenissima per la prima volta, il senso di meraviglia che se ne trae è assicurato.

Alcuni paesaggi di Chase a Ca’ Pesaro

Nonostante il titolo della mostra lasci intendere, se non una vita vissuta tra New York e Venezia, quanto meno delle visite in laguna stabili e frequenti, William Merritt Chase (Williamsburg, Indiana 1849 – New York 1916) ha soggiornato a Venezia in sole due occasioni: la prima durante il periodo di formazione, la seconda verso la fine della sua vita.
Chase arriva la prima volta a Venezia nel 1877 insieme a dei compagni di studi. Il fascino della città ammalia presto gli occhi e il cuore del giovane pittore, il quale, durante un soggiorno di circa un anno, realizza una ventina di opere, confrontandosi con gli autori che lavoravano in città.
Ecco dunque delle balconate verdi e rigogliose affacciarsi su un canale, una fondamenta in penombra mentre delle gondole scivolano lungo il rio accanto, i tesori di un antiquario esposti nella corte adiacente alla sua bottega.

“Venezia”, olio su tela, 1877
“A Venezia”, olio su tavola, 1877 circa
“Il negozio dell’antiquario”, olio su tela, 1879

Devo ammettere di essermi riconosciuta ed immedesimata nei colori e nei dettagli di quest’ultimo quadro, anche se l’occupazione del suolo pubblico di Antichità al Ghetto è decisamente nulla!
E poi i frutti della pesca lagunare ritratti in una natura morta di importanti dimensioni.

“Il prodotto delle acque”, olio su tela, 1878

Devono passare più di 30 anni prima che Chase ritorni a soggiornare a Venezia. E’ l’estate del 1913 ed il pittore è ormai un artista nonché docente d’arte rinomato.
Venezia rappresenta l’ultima sede dei corsi tenuti da Chase in Europa. Il pittore alloggia all’Hotel Gran Canal et Monaco dove, dalla penombra delle sue stanze, ritrae lo splendido panorama che si staglia oltre la balconata.

“Balcone veneziano”, olio su tela, 1913

Anche se il titolo attribuito alla mostra – visitabile fino al 28 maggio – è un po’ forviante, dato che le opere esibite con soggetto Venezia non sono poi molte, il resto dei quadri che si possono ammirare nelle splendide sale di Ca’ Pesaro sono comunque talmente belli da togliere il fiato.
Chase spaziava molto in quanto a soggetti pittorici: il percorso espositivo della retrospettiva pone l’accento sulle nature morte di notevoli dimensioni in cui riflessi, luci e tridimensionalità fanno da padroni; e poi i meravigliosi ritratti delle signore dell’alta società newyorkese, le scene di vita della famiglia Chase e gli interni dipinti nei minimi particolari in un’armonia di colori e prospettive.

“Nuvole vaganti”, olio su tela, 1892
“Adesso credo di essere pronta”, olio su tela, 1883 circa
“Interno dello studio”, olio su tela, 1882 circa

Colore, colore e colore, dunque. Proprio quello che cercavo per distrarmi dal grigiore che avvolgeva la città due settimane fa.
E a quanto pare non potevo scegliere giorno migliore per riconoscermi in Chase: sembra che durante la sua ultima visita a Venezia anche il pittore abbia trovato un tempo atmosferico cupo e grigio, tanto da realizzare un olio su tavola con titolo “Giornata grigia sulla laguna” (1913 ca.) e scriverne in una lettera alla moglie:
Mia cara, oggi è stata un’altra brutta giornata. Pioggia, pioggia, pioggia. Sono rimasto in camera tutto il giorno, dipingendo dal balcone che è riparato – e penso di aver fatto un discreto lavoro”.
Quando si dice immedesimarsi con l’artista!

“Giornata grigia sulla laguna”, olio su tavola, 1913 circa

 

Quando il Ghetto si tinge di bianco

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Photo ©: Mg/Antichità al Ghetto SAS

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La neve a Venezia non è qualcosa di straordinariamente raro, tuttavia ogni volta che la coltre bianca si posa sul suolo di questa città, pare che il tempo si fermi.

La pioggia gelata del giorno prima si è trasformata ieri in vera e propria neve e tutti, turisti e residenti, sono usciti per i campi e le calli e scattare più foto possibili. Me compresa 🙂 Ecco qui il Ghetto di Venezia innevato!

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Photo ©: Mg/Antichità al Ghetto SAS
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Photo ©: Mg/Antichità al Ghetto SAS
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Photo ©: Mg/Antichità al Ghetto SAS
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Photo ©: Mg/Antichità al Ghetto SAS
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Photo ©: Mg/Antichità al Ghetto SAS
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Photo ©: Mg/Antichità al Ghetto SAS
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Photo ©: Mg/Antichità al Ghetto SAS
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Photo ©: Mg/Antichità al Ghetto SAS

 

Antiquari e podisti: Venice Marathon 10k

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8.30 del mattino.
Davanti agli occhi, una lunga strada d’asfalto.
Ai due lati, la laguna comincia a prendere vita.
Sopra la testa, il cielo grigio lascia intravedere qualche raggio di sole.
Tutt’intorno, l’energia delle persone che corrono e ti camminano accanto.
Destinazione: Venezia.

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Sul Ponte della Libertà – Photo © Mg/Antichità al Ghetto SAS
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Alla partenza – Photo © Mg/Antichità al Ghetto SAS

Questa è solo una delle tante istantanee del percorso che si snoda lungo gli ultimi 10,7 km della Venice Marathon.
L’evento, che riunisce atleti e amatori da tutto il mondo, è giunto alla sua terza edizione e domenica scorsa (23 ottobre 2016) eravamo anche noi tra le migliaia di persone pronte sulla linea di partenza al Parco San Giuliano.
Mentre macinavo i miei chilometri  – camminando, eh –  ho fatto qualche ripresa per mostrare cosa si prova a prendere parte a questo straordinario evento.
Forse andrò controcorrente, ma uno dei momenti che preferisco di questa marcia è il Ponte della Libertà, ovvero il tratto iniziale dei circa 11 km totali, una lunga striscia grigia che si protende dritta nella laguna e pare non finire mai.
Tra i partecipanti c’è chi corre e c’è chi cammina, nell’aria c’è ancora l’euforia del conto alla rovescia risuonato alla partenza, si chiacchiera, si ride e si guardano le macchine scorrere lentamente nelle corsie vicine.
Qualche aereo passa sopra le teste preparandosi per l’atterraggio all’aeroporto Marco Polo.
E poi il punto da me più atteso: la passerella galleggiante che unisce per quel giorno e quel giorno soltanto Punta della Dogana e i Giardinetti di San Marco. Si tratta di un ponte di barche, simile a quello imbastito per la festa del Redentore, che permette a corridori e marciatori di attraversare il bacino di San Marco e raggiungere velocemente la Piazza più famosa del mondo.

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Sulla passerella galleggiante… – Photo © Mg/Antichità al Ghetto SAS

Giungere al traguardo sulla Riva dei Sette Martiri, dopo aver salutato la folla di curiosi addossata alle transenne a San Marco, è una bella sensazione; ma ancora più emozionante è sapere che da lì a poco, dei veri corridori calcheranno i nostri stessi passi dopo 42 km di corsa ininterrotta.
I supereroi della giornata.

Buona visione!

 

Il Ghetto in mostra alla Giudecca

Photo © Mg/Antichità al Ghetto SAS
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Lo scorso agosto siamo stati invitati all’inaugurazione della splendida mostra “René Burri – Utopia/Ferdinando Scianna – Il Ghetto di Venezia 500 anni dopo” presso la Casa dei Tre Oci.

Un progetto di Fondazione di Venezia, con Civita Tre Venezie, in collaborazione con Grafica Veneta S.p.a.
Non vi mostreremo i meravigliosi scatti dei due fotografi (che potrete apprezzare fino all’8 gennaio 2017) ma qualche immagine della galleria, scattata – con grande umiltà! – mentre passeggiavamo per le sale e ammiravamo le foto esposte.

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Photo © Mg/Antichità al Ghetto SAS

Una meraviglia.
Un posto da non perdere per gli appassionati di fotografia e per gli amanti delle cose belle più in generale.
Casa dei Tre Oci si trova presso la Giudecca, splendida isola da cui si può godere in tutta tranquillità di un bellissimo scorcio di Venezia.

Photo © Mg/Antichità al Ghetto SAS
Photo © Mg/Antichità al Ghetto SAS
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Photo © Mg/Antichità al Ghetto SAS

 

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Photo © Mg/Antichità al Ghetto SAS

 

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Photo © Mg/Antichità al Ghetto SAS

 

Il “nuovo” Fontego dei Tedeschi

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Del Fontego dei Tedeschi si è parlato a lungo negli ultimi anni e le polemiche si sono inevitabilmente amplificate a seguito della riapertura con il nome “T Fondaco”.
Di recente era impossibile non leggere o sentire – nei bacari, in coda al mercato di Rialto o in vaporetto – le opinioni contrastanti dei veneziani sulla nuova attrazione in città.
Otto lunghi anni di restauro hanno inoltre contribuito ad aumentare il senso di attesa che ha preceduto il levarsi del sipario.
Abbiamo visitato il Fontego qualche giorno dopo la sua apertura, per potercelo godere in tranquillità in assenza della massa di curiosi subito accorsa ad ammirare il cambiamento.
Per noi, così come credo per qualsiasi veneziano abituato a vivere in una città dagli spazi limitati, a volte angusti e bui, trovarsi al cospetto di uno spazio talmente vasto e di così ampio respiro è stata una vera riscoperta.

Photo ©: Mg/Antichità al Ghetto SAS

Non ci eravamo certo dimenticati le colonne, le arcate e la grande corte centrale che in precedenza avevano accolto gli uffici delle Poste Venete, ma otto anni sono tanti e i ricordi e le sensazioni tendono a svanire.
Il Fontego, in prossimità del Ponte di Rialto e affacciato sul Canal Grande, si struttura su tre piani, un lucernario e una grande terrazza con un’esclusiva vista panoramica, ora liberamente accessibile al pubblico (forse il fiore all’occhiello dell’intera opera di restauro).
L’attenzione per i dettagli è evidente: dai magnifici tessuti Rubelli che adornano le balconate interne, all’essenza di thé verde e muschio bianco diffusa nell’aria, dalle luci ben disposte e dosate in ogni ambiente (anche lungo le scalinate di passaggio), agli scorci sul quartiere circostante rivelati dalle innumerevoli finestre dei piani.
I restauri hanno saputo ben integrare la modernità e lo sfarzo richiesti a qualsiasi grande centro commerciale di lusso, con i dettagli architettonici e storici della struttura d’origine. Certo, la splendida vera da pozzo che per secoli ha troneggiato al centro della corte centrale è stata trasferita qualche metro più in là per dare spazio ad un punto informazioni (sgarro imperdonabile a detta di molti), e altri elementi hanno subito un simile destino.

Vera da pozzo del Fondaco
La vera da pozzo del Fondaco, “spodestata” dalla sua posizione originale al centro della corte – Photo ©: Mg/Antichità al Ghetto SAS

Queste le nostre impressioni sul contenitore.
E riguardo il contenuto?
T Fondaco ospita attualmente 65 boutiques di alta moda nel settore del vestiario, degli accessori e dell’alimentare, il “minimo sindacale” per una qualsiasi città di carattere internazionale e cosmopolita come Venezia nel 2016.
E’ stata data indubbia visibilità ai prodotti d’artigianato locale di alta gamma: tessuti, vetri, accessori di pelletteria e prodotti DOC della zona.
Tuttavia la sensazione è che un centro commerciale con tale declinazione non sia rivolto a chi Venezia la abita e la vive.
E’ sufficiente osservare la cartellonistica all’interno: grandi scritte promozionali prima di tutto in cinese e poi, in dimensioni ridotte, in inglese.

Photo ©: Mg/Antichità al Ghetto SAS

Ed è proprio alla clientela orientale che il Fondaco vuole strizzare l’occhio, ne sono ulteriore testimonianza i numerosi giovani commessi di madrelingua cinese che con grandi sorrisi accolgono i gruppi di visitatori del Regno di Mezzo.
Se uno dei fini del Fondaco era anche quello di promuovere il territorio con prodotti locali, stupisce che non sia stato dedicato uno spazio alle meraviglie create dai piccoli artigiani presenti in città, meno rinomate magari dei grandi marchi, ma la cui originalità e qualità possono spesso concorrere ad armi pari.

Panorama terrazza Fondaco
Il Canal Grande ritratto dalla terrazza del T Fondaco – Photo ©: Mg/Antichità al Ghetto SAS

E un’ulteriore domanda sorge agli amanti della carta stampata come noi: com’è possibile che il progetto non abbia incluso l’apertura di una libreria?
Insomma, il Fondaco ha senza dubbio portato quella ventata di novità e di modernità invisa ai più, ma a cui Venezia non poteva sottrarsi oltre.
Il messaggio però è chiaro: per il momento nessuno spazio per i prodotti di alta qualità dei piccoli e medi imprenditori ed artigiani del luogo, nessuna mano tesa verso la potenziale clientela veneziana.
Da residenti possiamo solo consolarci al pensiero di avere in città un luogo in più in cui la massa di turisti possa defluire riducendo la pressione nelle calli.
Ed è pur sempre uno splendido luogo in cui poter trascorrere un po’ di tempo al coperto, circondati da belle cose e lasciandosi tentare da qualche acquisto.

Panorama Fondaco 360°
L’affaccio mozzafiato della terrazza del T Fondaco sul Canal Grande, un panorama da non perdere. L’accesso è libero e gratuito per tutti i visitatori. Photo ©: Mg/Antichità al Ghetto SAS